La “settimana rossa” rappresentava il momento più intenso dell’anno goliardico perché, in un crescendo di eventi e di emozioni, segnava l’ingresso delle matricole nella vita comunitaria e il passaggio, per i più grandi, a ruoli di responsabilità nella gestione quotidiana del Centro. Era un percorso iniziatico che coinvolgeva non solo tutta la popolazione villica, ma la città – nel corteo in costume, il mercoledì, fino a Piazza San Carlo – e gli amici esterni alla Villa, ospiti della Festa della matricola. Il falò dei sacchi di iuta, indossati dagli studenti del primo anno e consegnati alle fiamme “purificatrici” il venerdì sera con gli ormai inconfondibili segnali delle prove affrontate, rappresentava il superamento delle difficoltà di inserimento e faceva pregustare la grande festa del sabato sera, preceduta dallo spettacolo teatrale. Vestiti eleganti, felici di aver collaborato all’allestimento tematico della sala da ballo durante le notti precedenti, i membri del popolo villico celebravano la costituzione del nuovo gruppo con cui vivere l’anno accademico, con chiari riferimenti nel Sacro Collegio che, ammantato e ammirato, apriva le danze alle note del “Sul bel Danubio Blu” di Strauss. Tutti amici, senza più paure.