Fr. Igino

Gino Trisoglio nasce a Lu Monferrato, in provincia di Alessandria, il primo maggio del 1926, nel tempo in cui il fascismo cominciava ad organizzarsi in Italia. La sua famiglia è numerosa, solidamente legata ai valori della campagna e della vita, e malgrado i tempi austeri farà il possibile per assicurare a ciascuno dei sette figli la migliore formazione possibile. Ricordiamo, tra gli amati fratelli, Francesco, anche lui membro della congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane con il nome di Fr. Enrico, esimio studioso della classicità e accademico presso l’Università di Torino.

Gino entra nell’Aspirantato di Rivalta dove frequenta anche il Noviziato nel 1941/42, che si conclude con l’emissione dei primi voti religiosi il 28 agosto del ‘42. Quindi prosegue nello Scolasticato, sempre a Rivalta, negli anni ‘43 e ‘44 fino alla maturità magistrale, conseguita nel 1944.

Inizia nel 1944 il suo ministero apostolico presso il convitto biellese fino al 1950. A Biella, nel 1951, emette la sua professione perpetua. Lo troviamo quindi al Collegio San Vincenzo di Piacenza per un anno (1950/’51) e all’Aspirantato di Grugliasco dal 1951 al 1953. Gli anni ’50 sono il suo periodo “torinese”, vissuto tra Istituto La Salle e Collegio San Giuseppe. Nel frattempo, nel 1957, consegue sia la laurea in Lettere Moderne sia il Diploma per insegnare Educazione fisica, passione che è sempre stata presente in lui e ha contrassegnato alcuni tratti del suo aspetto (fisico resistente e tonico, non era raro vederlo indossare, sotto la tonaca portata con grande fede ed orgoglio, la tuta da ginnastica) e della sua personalità (eccezionale tempra, ha sempre sostenuto l’importanza dell’attività fisica per dare ossigeno alla mente: mens sana in corpore sano è stato un obiettivo concreto in Villa).

Nel 1959 passa al Gonzaga di Milano, dove resta fino al 1966, con una pausa per il secondo noviziato nell’anno 1963/’64.

Nel 1966/’67 trascorre un anno all’Istituto Filippin di Paderno del Grappa. Qui prende l’abilitazione per insegnare il francese.

Ancora un anno a Biella e nel 1968, a 42 anni, raggiunge il convitto universitario di Villa San Giuseppe a Torino.

1968: un anno che rappresenta il cambiamento. Il Concilio Vaticano II è da poco terminato; il mondo è percorso dalle proteste. Il 1968 è la data simbolo di un mondo che sta cambiando e lo sta facendo a partire dai giovani. Michel de Certeau, antropologo e filosofo francese, nell’interpretare quell’epoca la definì come il tempo della “presa della parola”.

Fr. Igino, che era uomo profondamente concreto e attento ai segnali della società, ha saputo cogliere le accorate richieste di rinnovamento che stavano attraversando l’Italia e, uomo di fede inossidabile, le ha accolte nel progetto educativo della sua congregazione, diventando un punto di riferimento per le migliaia di giovani che ha incontrato.

Per oltre cinquant’anni Fr. Igino e la Villa sono stati esattamente la stessa cosa. Come ogni capitano che ha costruito e difeso la propria nave con tenacia e sogno, in Villa è rimasto fino al 2020, anno della chiusura della struttura, identificandosi totalmente con essa, dandole la sua inconfondibile impronta, come un luogo dove si dovevano “forgiare” uomini e donne capaci di spiegare le vele per affrontare il mare della vita.

Dalla commemorazione funebre pronunciata da Fr. Gabriele, Visitatore dell’Ordine, il 2 gennaio 2025.

“Fr. Igino (Gino) Trisoglio è stato un modello diverso di Fratello, visto essenzialmente (così almeno lo hanno visto i Villici) come padre, maestro, guida, finanche amico: oggi diciamo un educatore a tutto tondo, capace di sfruttare con senso educativo il carattere, non sempre facile, che gli era proprio. Provo a dirla così: in un tempo in cui si è proceduto a relativizzare tutto, Fr. Igino era uomo di certezze, qualche volta assolute, che non aveva timore di proporre come tali (a partire dal dover portare l’abito religioso). Ma evidentemente nella vita, che di suo è tempestosa, ci servono anche quelle, più di quanto in genere immaginiamo”.

Al di là dei molti ricordi (sono nostri, non dimentichiamolo) soffermiamoci sulla figura di un uomo che, con le sue peculiarità, ha dedicato il giorno e soprattutto la notte a vegliare sui “suoi” (e lo dico in senso forte) ragazzi. Molti oggi vivono la percezione di un lutto personale pesante ed è forse naturale che sia così. Ma quella fede in cui Fr. Igino è vissuto e ci ha trasmesso, ci dice nel cuore che da lassù continuerà ad essere presente. Continuerai a fare, tenace come sei, quello che hai fatto tutta la vita: vegliare su di noi. Che il Signore te lo consenta”.