
Fr. Igino e la Villa attraverso gli occhi dei “suoi ragazzi”
Dal 1968 al luglio del 2020 la Villa San Giuseppe, Pensionato Universitario incastonato in quel tratto di collina torinese che abbraccia, in uno sguardo, la città dal Valentino a Superga, è stata un’unica realtà con il suo artefice, Fr. Igino. Per cinque decenni ha accolto, educato, aiutato a crescere e valorizzato generazioni di ragazzi provenienti da ogni parte dell’Italia – e non solo – che in essa hanno trovato “casa”, se “casa” è il luogo in cui c’è Chi ci vuole bene e ci indica la strada.
A poche righe e ad alcune immagini affidiamo, in questo sito, il difficile compito di trasmettere ciò che sono stati per noi “Villici” migliaia di momenti di vita quotidiana costruiti nell’intensità della gioventù e nutriti nella continuità di una relazione fatta di concretezza e di sogni. Per quanto ragazzi, eravamo tutti consapevoli di essere protagonisti di un percorso privilegiato, in cui il futuro era qualcosa di serio da costruire anche divertendosi.



Per noi “ragazzi della Villa San Giuseppe”, Fr. Igino è stato
– PADRE, perché tutti abbiamo ricevuto da lui amore, attenzione, cura; tutti ci siamo sentiti “visti”, ascoltati, considerati importanti come persone autonome e in quanto tali richiamati alle nostre responsabilità.
– MAESTRO: attraverso l’esempio, ci ha insegnato come ci si comporta non solo in società (le riunioni interne del martedì, convocate al suono dell’Ouverture del Guglielmo Tell di Rossini, si sviluppavano spesso a partire da aneddoti, per tendere all’universale), ma soprattutto nelle relazioni. Ci voleva “persone per bene”, che rispettano la parola data e la stretta di mano.
– GUIDA: tutti, ma proprio tutti, abbiamo trovato in lui un ascoltatore empatico, con la propria sensibilità e il proprio inattaccabile sistema valoriale di riferimento, ma costantemente pronto a dare attenzione autentica. La porta della stanza202 era sempre aperta (PORTA PATENS ESTO, NULLI CLAUDETUR HONESTO spiccava sul battente), accesso ad un interlocutore con cui poter esprimere pensieri e dubbi, certi di ricevere un parere onesto, mai banale né superficiale, spesso “controcorrente”, sicuramente lucido e concreto. Non è difficile trovare chi di lui dice: “Mi ha salvato la vita”, “Gli devo la persona che sono”.
– AMICO, soprattutto verso il gruppo entrato in Villa, insieme a lui, nel 1968. Volti “storici”, ormai segnati dagli anni e dalla vita, che hanno sempre costituito un mondo a sé, orgoglioso nell’essere pionieri “alla pari”, sognatori, iniziatori… In generale, Fr. Igino ha avuto il dono di non far sentire mai nessuno inadeguato, nessuno tanto sbagliato da non poter essere perdonato o da non poter migliorare. Con lui ci si sentiva “al sicuro” …anche da sé stessi.
Un’eredità oltre il tempo
Ognuno di noi ha motivi per ringraziare. Da uomo di fede, temprata come un diamante, ci ha insegnato a GUARDARE OLTRE, in una costante tensione verso l’Alto che non è mai scaduta nella competizione e nel giudizio. Mortificato dalle rappresentazioni più cupe ed univoche della Passione, un anno fece produrre centinaia di copie lignee del Risorto – il profilo netto ed incoraggiante del Cristo che, in seno alla croce, leva le braccia incontro al Padre – stimolo alla Gioia e all’abbandono tenero e fiducioso a Dio.
E, con lo sguardo rivolto all’Alto, ci ha insegnato a FARE, perché Fr. Igino era uomo di azione. Frase tipica, tra le sue migliaia di citazioni, era “Non sapevano che fosse impossibile e dunque lo fecero”. Ci ha spronati, incoraggiati, accompagnati lungo la strada, sempre con fiducia, sempre con coraggio, ma nella onestà più limpida e indiscutibile, perché ognuno di noi doveva portare nei luoghi di attività il proprio volto e la propria storia, a testa alta.
Un importante tratto distintivo del nostro modo di vivere gli anni della Villa è stato la CONVIVIALITA’: Fr. Igino ci ha insegnato a fare Festa ogni volta che è possibile, non in modo superficiale (parlando degli “amici della pizza”, ci metteva in guardia dalle compagnie di un momento, povere di valori condivisi e senza un progetto ad unirci), ma autentico e profondo anche nella spensieratezza – dal torneo sportivo alla schola cantorum, dalle conferenze del lunedì al teatro, ai viaggi densissimi di visite ed incontri… Il GAUDEAMUS – canto goliardico degli universitari – è proprio l’invito a riconoscere e a celebrare la gioia e il piacere di stare insieme “bene”, consapevoli che questi doni potranno non durare e che dopo la iucunda juventus arrivano la molesta senectus e la terra.
L’invito instancabile a dare il meglio di Sè, con e per gli Altri
Cinquant’anni sono una vita, in cui Lui è sempre stato PRESENTE. Presentandoci realtà stimolanti – incontri con i protagonisti della cultura, dell’imprenditoria, della società degli anni Settanta-Novanta – ci ha fatto intuire quanto grande sia il ‘mondo’ e assaporare il gusto del successo meritato, ognuno secondo la propria vocazione. Attraverso ruoli di responsabilità, nel volontariato, abbiamo compreso il valore della cittadinanza responsabile che nasce da ciascuno e benefica tutti.
Anche dopo averci visti uscire dalla Villa, non ha mai trascurato una telefonata per festeggiare un compleanno, celebrare un successo, condividere un lutto. Ha conservato tutti gli inviti a nozze, gli annunci di nascite, i ritagli di giornale di incarichi di prestigio o di altri accadimenti di ognuno di noi, accompagnandoli con un commento, una battuta, un monito.
Sono questi solo alcuni esempi di come, nei decenni, Fr. Igino ha posto le basi della nostra IDENTITA’ di Ex Allievi: eravamo e siamo rimasti “i suoi ragazzi”, cui ha riservato uno sguardo di luce e di bene anche negli ultimi anni, ormai quasi centenario, del ritiro. Giorno dopo giorno, siamo cresciuti come gruppo, consapevole di una sua ‘unicità’, che ancora oggi ci affratella tra generazioni, ci fa riconoscere tra tanti e ci assicura, nel futuro, un sorriso pulito, un abbraccio caloroso, la vicinanza autentica che va oltre la circostanza. Fr. Igino voleva questo, ce lo ha insegnato e, adulti, ne comprendiamo, commossi, il valore.
Il suo esempio vive, avvolto dalla tenerezza e dalla consapevolezza, in ognuno di noi come un richiamo a “fare la nostra parte”, nel rispetto per le relazioni, che vanno coltivate ogni giorno, con tenacia e fiducia. Tutti abbiamo nel cuore l’invito stampato sul frontespizio dell’indirizzario di ogni anno accademico: “Se hai un amico, visitalo sovente, perché le spine e i rovi rendono impraticabile il sentiero in cui non passa mai nessuno”. Dono e missione grandi in questi tempi solitari.