
Prefazione e introduzione al libro

Parlare nuovamente dell’insensata, incomprensibile e crudele “banalità del male” generata dal famigerato Führer und Reichskanzler dal 1934 in poi in Germania, o, peggio ancora, cercare di spiegare qualcosa di umanamente inspiegabile come il genocidio e il tentativo di epurazione di una parte consistente dell’umanità in Europa (ebrei, zingari, attori, omosessuali e chiunque mostrava segni di diversità) da parte di Adolf Hitler e del Partito Nazista è già in partenza un’operazione rischiosa perché si ha la sensazione che non ci sia più niente da aggiungere o da imparare sull’orrore del quale pensiamo di sapere già tutto.
Però leggendo questo libro ho capito che sbagliavo.
Gianfranco D’Amato ha scritto un libro non da “storico”, cioè noioso, con informazioni e poi ancora informazioni per riempire le pagine, ma da “storyteller” vero, quasi a creare un romanzo che gira intorno a otto persone che avremmo potuto conoscere o addirittura essere noi stessi; donne e uomini normali destinati a diventare, loro malgrado, degli eroi, non perché fossero nati per diventarlo ma perché questo è toccato a ognuno di loro. La scelta c’era, avrebbero potuto girarsi, guardare altrove, andare da un’altra parte. Ma non lo hanno fatto.
Ed è qui la sostanza del libro, qui la differenza.
Le azioni di queste persone rendono più evidenti i crimini che tutti noi conosciamo, senza in realtà parlarne. Il confronto fra la compassione e la “banalità dell’ignorare” di un tempo fa saltare agli occhi, in questo momento della storia dell’Europa, il tentativo di applicare anche oggi la stessa banalità dell’ignorare e del dimenticare, del far finta che non possa succedere di nuovo, un concetto che molti estremismi politici attuali, non solo italiani, stanno cercando di far passare.
Le storie contenute in questo libro invece raccontano che quasi tutti noi in un momento di “sliding doors” siamo, nostro malgrado, capacì di trasformarci in eroi, semplicemente perché grazie a Dio noi, o almeno una grandissima parte di noi, per cultura, etica e moralità, a dispetto di Adolf Hitler e dei suoi simili, non sa comportarsi diversamente.
È per questo che Gianfranco D’Amato è un grande “storyteller”, perché mi fa pensare o forse mi fa capire che anch’io, se fosse davvero necessario, potrei trovare quel coraggio, che anch’io potrei diventare un eroe.
Mi fa pensare che questa umanità che mi circonda e che spesso mi fa disperare è più pulita, più responsabile e più alta e nobile di quello che sembrerebbe essere.
Una cosa non da poco!
Bellissimo libro.
Shel Shapiro