Prefazione e introduzione al libro

La dedica

di Gustavo Thöni

I miei successi sono andati al di là dei sogni che avevo da bambino

Queste pagine raccontano la mia avventura di atleta e di uomo, di una vita sugli sci. Lo sport mi ha consentito di realizzare i sogni che avevo da bambino, quando le due piccole assi di legno erano solo un gioco. E anzi, a esser sincero, nel mio caso la realtà è andata oltre, ha superato anche la fantasia.

Avevo un idolo, Toni Sailer. Sognavo di vincere come lui, di conquistare un giorno l’oro olimpico, magari il Mondiale. È andata meglio, ci ho aggiunto anche quattro Coppe del Mondo.

Ma i successi non sono tutto. Al contrario, gli insegnamenti più importanti sono arrivati dalle sconfitte, dai momenti meno felici. Lo sport è davvero una metafora della vita e mi ha fatto capire che per raggiungere i propri obiettivi occorrono passione e determinazione. La fortuna conta molto ma è fondamentale anche saper gestire una sconfitta, perché è il presupposto per aumentare l’impegno e ottenere la rivincita. Saper perdere, ammettere i propri errori, superare le delusioni: la crescita sportiva passa da qui. Ma anche quella umana.

Devo davvero tutto allo sci. Mi ha permesso di scoprire il mondo partendo dal mio piccolo paese di montagna Trafoi, ai piedi dello Stelvio. Prima le nevi delle piste italiane, poi l’Europa, l’America, il Giappone, l’Australia. Un’infinita, bellissima avventura in viaggio attraverso i continenti. Anni indimenticabili in cui ho avuto il privilegio di conoscere molte persone e di guadagnare amici preziosi per la vita.

Mi auguro che per tutti voi la lettura di questo libro sia piacevole, e vorrei dedicarlo a tutti gli amici cari della mitica “Valanga Azzurra”, a tutti quelli che mi hanno visto sciare e vincere, gli appassionati di questo magnifico sport. Ma soprattutto ai miei 11 nipoti, che adoro: spero che un giorno possano andare fieri a raccontare quello che ha saputo fare il loro amato nonno.

Introduzione

di Beppe Conti

Un campione che appartiene alla nostra storia

Ecco la storia di un campione che appartiene alla leggenda del nostro sport. L’idea di raccontarla è venuta per celebrare una ricorrenza davvero speciale e suggestiva: mezzo secolo dall’oro giapponese di Gustavo Thöni a Sapporo, nel febbraio ’72. Cinquant’anni, da quei giorni è passata una vita. Ma si tratta d’uno spunto, una data per richiamare l’attenzione su un personaggio che ha davvero segnato la nostra storia. Erano i favolosi e tragici anni settanta del secolo scorso, la gente che si appassionava allo sci come sport di massa, lui che esibiva una nuova tecnica per inanellare una serie di trionfi spettacolari. Basta il nome, Gustavo Thöni, e scattano i ricordi, con un piacevole esercizio della memoria.

E a chi non scattano, ai giovani che ne hanno sentito parlare solo vagamente, il libro serve per capire e conoscere un fuoriclasse che con orgoglio ci appartiene. Quattro Coppe del Mondo, i titoli olimpici e poi quelli mondiali. Successi colti con classe e stile su diverse piste e in diverse specialità dello sci alpino, lo slalom e la discesa, perché arrivare sulla Streif di Kitzbühel a tre millesimi di secondo da Franz Klammer, fra i più grandi discesisti di sempre, vale più di un successo su una pista anonima.

Thöni, Gros e la Valanga Azzurra: momenti magici della nostra vita. E poi, come se il destino avesse già previsto tutto, Thöni che allena Tomba, una coppia inedita e splendida, l’uno che aiuta l’altro. Tomba che mette a freno, almeno in pista, la leggendaria esuberanza, ammirato dal carisma del maestro mentre lui, Gustavo, oltre ad elargirgli preziosi consigli, cancella un luogo comune: siamo sicuri che fosse davvero un campione e un uomo silenzioso, che si esprimeva a monosillabi?

Ma no, ecco il Thöni arguto e brillante, riflessivo certo, ma pronto a stupirti con battute taglienti e profonde, sagge e puntuali. Pensieri che colgono nel segno con immediatezza. Insieme i due fenomeni prepararono altri fantastici trionfi a distanza d’una ventina d’anni, come si trattasse di una bella favola che bisognava assolutamente riproporre.

Buona lettura. 

Beppe Conti

Prefazione

di Alberto Tomba

Gustavo e Alberto Siamo stati per tanti anni la coppia unica al mondo

Parlare di Gustavo per me significa compiere un fantastico salto nel passato, ricco di fascino e nostalgie. È il caso di dirlo: formidabili quegli anni. Abbiamo formato una coppia magnifica, lui allenatore, io sciatore pronto a vincere ori olimpici, mondiali e la Coppa. Come aveva fatto lui. Un campione introverso e uno estroverso che formarono una coppia unica al mondo. C’era confidenza, feeling, ci bastava uno sguardo e ci capivamo.

Quando dopo Calgary e dopo una stagione non troppo felice nell’89 abbiamo deciso di far gruppo a parte e mi sono staccato dalla nazionale, io e mio padre non abbiamo avuto dubbi. L’allenatore doveva essere lui, Gustavo. Volevamo lui, il più grande campione del nostro sci, che era stato immenso non solo per la bravura dimostrata fra i pali ma anche per il carattere, l’esperienza, la freddezza e l’intelligenza in gara e fuori gara. Quel che serviva a me.

Era stato il mio idolo da bambino, prima lui e poi Stenmark. E con Thöni al fianco sono tornato a vincere, ma a vincere tutto. L’oro di Albertville, la Coppa del Mondo, i Mondiali in Sierra Nevada. Ricordo l’abbraccio con Gustavo nel parterre a Val d’Isère dopo l’oro in gigante. Far meglio di Girardelli quel giorno non era stato facile.

Ricordo anche l’emozione quando ho vinto la prima volta a Kitzbühel, tra una folla immensa come sempre su quella pista e dove lui in discesa aveva sfiorato il successo contro Klammer, mancato per appena 3 millesimi. Un altro dei nostri grandi momenti.

Spesso Gustavo sussurrava: “io ad Alberto non devo dir nulla”. Sì, bastava un gesto, uno sguardo. E quando si rendeva conto che avevamo fatto un ottimo lavoro, per motivarmi ancora concludeva: “hai la vittoria in tasca, tirala fuori quando vuoi!”

Alberto Tomba