Il progetto educativo

Il progetto educativo di Villa san Giuseppe è stato sempre lo stesso per più di 50 anni.

Dall’epoca della TV in bianco e nero a quella del dominio di Internet e dell’avvento dell’intelligenza artificiale, la società è cambiata in modo radicale. Sono cambiate le abitudini, i comportamenti, le modalità di entrare in relazione con gli altri ma non i principi che avevano ispirato Igino Trisoglio quando era entrato per la prima volta in Villa.

Seppure adeguando gli strumenti ai decenni che passavano, i caratteri essenziali della sua idea di formazione dei giovani universitari sono rimasti sempre gli stessi: collaborazione, condivisione responsabilità, apertura mentale, dialogo, curiosità.

I ragazzi erano lì perché erano studenti universitari e quella era la loro attività principale. Ma per Fratel Igino fino a quel punto si trattava di qualcosa di scontato.

Ovviamente dovevano studiare, ovviamente dovevano produrre dei risultati. Ma lui era interessato a tutto quello che c’era in più, che ci doveva essere in più, nella giornata di ragazzi che si preparavano alla vita, e non soltanto ad una professione.

Detta così sembra una cosa interessante e semplice. Ma non era semplice. La giornata era fatta di 24 ore anche a Villa San Giuseppe. Lo studio richiedeva sforzi notevoli e molto tempo. Eppure bisognava trovare il modo di fare altro, molto altro.

Lo scalino iniziale, da matricole, non era agevole. La celebre “settimana rossa” a inizio anno aveva proprio lo scopo di metter subito le cose in chiaro: la Villa non era un luogo dove trovare un letto e un piatto pronto.

I ragazzini che arrivavano si trovavano subito di fronte alla realtà. Chi non capiva il principio, chi non voleva o sapeva adattarsi, chi cercava altro, era destinato a cambiare aria molto presto. Troppo importante per Fratel Igino dare l’opportunità di quell’esperienza a chi davvero voleva viverla. E tutti noi l’abbiamo voluta vivere, fin dall’inizio, nonostante gli impegni serrati, le mille cose da fare, il tempo che non bastava mai.

Le forze, aveva ragione Igino, a vent’anni le avevamo.

E quegli anni li abbiamo vissuti così, a perdifiato, sempre insieme a progettare e realizzare qualcosa. E sono anni, per tutti noi, rimasti indimenticabili. I migliori anni della nostra Villa, come recita il titolo del libro in cui abbiamo raccontato una parte infinitesima della vita che è passata tra quei muri in più di mezzo secolo.